Smart working, come è andata secondo Bankitalia

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Un terzo in smart working, sotto il potenziale

Un terzo dei dipendenti della Pubblica amministrazione ha fatto ricorso, durante la pandemia allo smart working. E’ quanto si legge in un paper curato dai ricercatori della Banca d’Italia secondo cui il dato è inferiore al potenziale del 36% a causa delle ridotte competenze del personale, mentre gli investimenti in dotazioni informatiche non hanno inciso in maniera significativa. Nella PA in senso stretto lo smart working avrebbe potuto essere piu’ pervasivo con un tasso potenziale del 53% e un utilizzo effettivo di appena il 30%. Al contrario, il potenziale e’ stato superato nell’istruzione e nei servizi sociali non residenziali. (ANSA).

Da valutare effetti negativi Dad
Occorrerà valutare eventuali “effetti negativi” della didattica a distanza sull’apprendimento degli alunni e in particolare sull’aumento delle diseguaglianze. E’ quanto scrivono i ricercatori della Banca d’Italia in un paper dedicato allo smart working nella pubblica amministrazione dove sottolineano come “nel settore dell’istruzione, il limite naturale alla teleoperabilità di alcune funzioni “è stato anche largamente superato con effetti sulla qualità dei servizi svolti che andranno valutati”. Il tasso di smart working ha quasi raggiunto il 60% contro un potenziale del 50%. (ANSA). 

Più alta domanda donne per smart working
C’e’ stata una “forte domanda di smart working da parte delle donne” nella Pubblica Amministrazione “che evidenzia il potenziale di questo strumento come mezzo di conciliazione tra lavoro e cure familiari e quindi di facilitazione della partecipazione delle donne al mercato del lavoro”. E’ quanto si legge in un paper della Banca d’Italia dedicato al tema secondo cui inoltre “e’ rimasto significativo il vantaggio dei lavoratori più istruiti, anche a parita’ di inquadramento professionale e anzianita’ lavorativa”. (ANSA).

Uso smart working anche per operativi
L’utilizzo dello smart working nella Pubblica amministrazione durante la pandemia e’ stato inferiore al potenziale nel suo complesso ma ha riguardato anche mansioni operativi con “conseguenze incerte sulla produttività”. E’ quanto scrivono i ricercatori della Banca d’Italia in un paper dedicato al tema. “Circa il 95 per cento degli enti . spiega il paper – dichiara di aver fatto ricorso allo smart working, in oltre il 50 per cento dei casi a usufruirne è stata una quota dei dipendenti superiore al 50 per cento. Tuttavia, in alcuni casi vi è una discrepanza tra la quota di personale che ha lavorato da casa e quella delle attività che sono state svolte”. “Ad esempio, rilevano gli esperti di Via Nazionae, gli enti che hanno affermato di aver esteso lo smart working a più del 75 per cento del personale hanno dichiarato tassi di delocalizzazione delle attività inferiori a tale soglia in quasi il 40 per cento dei casi. Ciò sembra suggerire, nuovamente, che l’uso dello smart working nella Pubblica amministrazione possa essere andato al di là dell’effettiva telelavorabilità delle mansioni, con conseguenze sulla produttività incerte”. (ANSA). 

1,8 mln lavoratori privati in smart working 
La percentuale di lavoratori del settore privato in smart working durante la pandemia è aumentata dall’1,4% del secondo trimestre del 2019 al 14,4% e il numero dei lavoratori interessati è passato da meno di 200 mila a 1,8 milioni dello stesso periodo del 2020. E’ quanto si legge in un paper dei ricercatori della Banca d’Italia sul tema secondo cui l’incremento per le donne e’ stato di 15,4 punti percentuali (al 16,9 per cento), 4,1 punti percentuali in piu’ degli uomini (al 12,8 per cento). (ANSA).

Più alto stipendio a lavoratori privati in smart
I dipendenti del settore privato che hanno fatto ricorso allo smart working durante la pandemia “hanno conseguito una retribuzione mensile più elevata (+6%), per effetto del maggior numero di ore lavorate, e hanno fatto meno ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni” rispetto ai colleghi. E’ quanto si legge in un paper della Banca d’Italia dedicato al tema. (ANSA). 

Effetti positivi smart working in settore privato
 Gli effetti dello smart working sui lavoratori e sulle imprese del settore privato “sono stati positivi, preservando i livelli salariali e l’occupazione di chi poteva svolgerli” e una sua estensione potrebbe avere “ricadute positive sul mercato del lavoro”. E’ quanto si legge in un paper dei ricercatori della Banca d’Italia dedicato al tema secondo cui “il lavoro agile avrebbe quindi contribuito a limitare le conseguenze negative dello shock connesso con la pandemia sulla domanda aggregata e sull’occupazione”. (ANSA). 

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