giovedì, 13 Giugno 2024

Mentre si sta completando la campagna vaccinale di massa, “ci si interroga però sulle prossime mosse e, in particolare, sulla necessità di somministrare una terza dose di richiamo a tutta o parte della popolazione.

Per sciogliere questo nodo è ora essenziale rispondere ad alcuni quesiti di tipo scientifico: 1) quanto dura l’immunità conferita dai vaccini; 2) quale ruolo giocano le varianti nel ridurre l’efficacia e la durata della protezione; 3) se sarà possibile raggiungere la cosiddetta immunità di gregge o di comunità”.

Lo spiega in un intervento sul Corriere della Sera l’epidemiologo Giovanni Rezza, già direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanita’ e ora direttore generale della Prevenzione sanitaria al ministero della Salute. Al primo quesito “non sappiamo ancora del tutto rispondere, visto che il follow-up delle persone vaccinate è ancora troppo breve. Sembra però che, anche se gli anticorpi neutralizzanti tendono a scendere nel corso del tempo, le risposte cellulari e la memoria dell’incontro con l’antigene virale persistano più a lungo di quanto si pensasse” commenta l’epidemiologo .

Venendo alle varianti, quella Beta (sudafricana) “sembra essere la piu’ resistente ai vaccini, ma per fortuna la sua circolazione da noi è estremamente limitata”. Rispetto ala Delta (indiana), “i vaccini conservano un’elevata efficacia nel proteggerci dalle forme gravi di malattia, ma non sempre sono in grado di evitare l’infezione”. E’ probabile che il virus continuerà a circolare quindi “dobbiamo vaccinare il più possibile” senza pensare al raggiungimento dell’immunità di gregge, “ma piuttosto per favorire un ritorno alla normalità, proteggendo la popolazione dalle conseguenze peggiori della malattia ed evitando la congestione delle strutture sanitarie”.

Sulla terza dose, “per ora, conviene astenersi dal solito dibattito fra pro e contro – conclude – iniziando a programmare gli eventuali richiami, da effettuare in maniera graduale, sulla base delle necessità e delle evidenze scientifiche”. (ANSA).

Condividi.